Top
bill

Bill, se parlassi oggi.

Non mi piace il mito, ne tanto meno gli eroi. Preferisco le idee, magari quelle che danno una svolta vera e concreta allo scorrere sempre uguale del mondo. Sono troppo giovane per poterlo conoscere, ma sono anche tanto giovane da poter avere ancora del tempo per approfondire ciò che ha rappresentato per l’advertising moderno. Bill Bernbach è stato un rivoluzionario della formula e portavoce del pensiero creativo.
Mi piace ricordarlo oggi, in una giornata di festa e tra le rivendicazioni di una “classe creativa” stanca, che cerca di emergere dal qualunquismo con cui tutti gli altri la dipingono.

“Troppa gente sta imitando altra gente. Troppi pubblicitari si rifiutano di esplorare troppi percorsi. Troppi pubblicitari stanno adattando invece che creando”  -  (Advertising Age, 1952)

E’ in questo clima che nasce la rivoluzione e perché non collegarla a quello che rivendichiamo oggi, seppur in forme e contenuti distinti?
Bernbach e la sua rivoluzione nascono al di fuori dei grandi network, al di fuori del pensiero strutturato. Nascono da menti giovani con ambizioni giovani. Ventenni come me e tanti altri dovrebbero partecipare più attivamente al cambiamento, oggi, perché è a noi che il cambiamento gioverà maggiormente. A discapito delle difficoltà resta la volontà della partecipazione e, quindi, di cambiare le cose.

Cito un frammento dell’interessante libro di Mara Mancina, “Bill Bernbach e la rivoluzione creativa”. Una lettura che riflette quello che oggi potrebbe (o dovrebbe) accadere.

“Nessuno allora, negli anni 60, li chiamò “etnici”, ma questo è quello che erano. Italiani, greci, ebrei, irlandesi: duri, ambiziosi ragazzi di strada, ma con un grande talento. Si diplomavano e laureavano in sconosciuti, plebei centri di apprendimento dai nomi indistinguibili.
In nessun altro momento questi etnici degli anni 60, avrebbero avuto una change di irrompere nel piccolo e ristretto mondo della pubblicità. Una decade prima, un romanzo best-seller e il film tratto da questo soggetto, Gentlemen’s Agreement, aveva documentato e illuminato le sporche leggi non scritte che governavano questo ambiente.
Come le banche, l’editoria e ogni altra impresa di stile, la pubblicità era totalmente dominata dall’ establishement dell’ Est. Le più importanti credenziali per un colloquio di lavoro erano un’istruzione alla Ivy League, un’ affiliazione protestate ed una pelle bianca. Il business della pubblicità era come una fortezza di un country club, ma contro di essa si stava preparando un assalto urbano.” 

E pensate un po, Bill era uno di questi etnici e pure di origine ebrea.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>