Avrete sicuramente incrociato in tv, nei mesi precedenti, lo spot istituzionale della Wind. O magari, anche quello dei cereali Kellokgs con il loro risveglio della semplicità. La regia di entrambi, come di tanti altri commercial italiani è di Federico Brugia,uno dei registi pubblicitari più importanti in Italia, con la passione della musica e una vena lontana dal sapore siciliano.
- Presentazioni d’ autore. Chi sei?
Sono Federico Brugia, faccio questo mestiere da più o meno vent’anni e ho sempre voluto fare questo anche quando sono caduto (ironicamente) nella trappola della pubblicità. Una mia grande passione è la musica tant’è che gestisco un mio piccolo programma in un emittente radiofonica, Radio pelle nera. E’ verò che ho sempre voluto fare il regista ma a 18 anni ho avuto comunque dei dubbi se proseguire la carriera in musica, facendo il Dj o diventare poi quel che sono adesso, ovvero un regista. Iniziando la carriera da Dj sono comunque riuscito ad entrare nell’ambiente moda, da li iniziare a produrre i primi video e arrivare quindi nel mondo della pubblicità. In un certo senso quindi è stata la musica a portarmi dove sono adesso.
- Come si svolge una tua tipica giornata di lavoro?
Come detto sono un regista pubblicitario. Le mie giornate di lavoro cambiano moltissimo l’una dall’altra. Ci sono giornate in cui partecipo alle gare, dove presento oltre al preventivo di spesa anche le locations e tanti altri dettagli ormai indispensabili per la realizzazione di un film pubblicitario. Ci sono giorni invece in cui entro in azione, e si passa alle riprese che possono essere di giorno come alla sera, secondo esigenze di copione. Per questo mi è difficile descriverti una giornata di lavoro tipica anche se, da buon abitudinario, certamente non mi dispiacerebbe.
- Che cosa pensi della creatività italiana?
Bè cosa dire. L’italia è un paese che storicamente non è abituato alla pubblicità, non è nel nostro dna. Noi abbiamo scoperto la pubblicità con Carosello, che è comunque un evento relativamente recente. Ma anche il nostro particolare modo di comunicare quotidianamente non è molto, passandomi il termine, filo pubblicitario. Posso fare un esempio: noi usiamo la barzelletta, siamo poco propensi alla sintesi, mentre ad esempio gli inglesi usano la freddura e questo si riflette nel cinema cosi come nella pubblicità. Il vero problema, a mio avviso, è che in Italia manca la sintesi ma soprattutto a noi manca la cultura pop. Abbiamo Michelangelo ma non abbiamo Madonna, abbiamo la Ferrari e non la Mini. O siamo troppo retrò o necessariamente troppo eleganti. L’unico evento è Sanremo che si avvicina, anche se lontanamente, alla cultura pop.
- Se avessi davanti a te una platea di giovani creativi, cosa ti sentiresti di dirgli?
Di non stancarsi. Adesso c’è tutta una nuova leva di giovani creativi. Io ad esempio, sono cresciuto con i grandi della pubblicità, Gavino Sanna, Vigorelli, Barbella e tanti altri. Spero che alla generazione di giovani che arrivano non accada la stessa cosa della mia generazione, la stanchezza. Cioè partire con coraggio nel cercare di proporre progetti di comunicazione nuovi e innovativi, non tanto per un fattore etico, ma piuttosto perchè funzionano e poi, dopo tanti no, modifiche e rifiuti, sottostare, per cosi dire, a ciò che il cliente chiede, molto spesso banale e poco creativo. Credo che soprattutto ai giovani tocchi il compito di perseverare e crederci senza lasciarsi intomorire ne scoraggiare. Posso farti un esempio, Pino Rozzi e Roberto Battaglia che ho conosciuto quando erano due giovani creativi che, con passione e costanza hanno dato vita ad una delle agenzie più creative del momento, la 1861 United.
- Hai diretto, ad esempio, lo spot istituzionale Wind. Cosa puoi dirci a riguardo?
Lo spot Wind è secondo me la dimostrazione che si può realizzare qualcosa di delicato e di respiro più europeo. Uno spot del genere è importantissimo per la promozione istituzionale di un brand perchè eliminando l’utilizzo di testimonial trasmette un messaggio più universale e neutro con uno stile più aglossassone piuttosto che italiano. Credo che nonostante questo spot istituzionale, Wind ritornerà ad utilizzare i testimonial, come nei precedenti film consapevoli però del successo spiazzante che questo spot dall’aria e stile di più ampio respiro ha avuto.
- A tuo avviso può la pubblicità trasmettere dei valori veri e non soltanto la semplice promozione di un prodotto?
Bella domanda. Ti dirò, la bella pubblicità è sicuramente una forma d’arte, l’arte in quanto tale è un valore quindi la pubblicità può se ben fatta trasmetterne a sua volta. Non necessariamente la pubblicità è bella perchè trasmette valori ma può essere bella in quanto tale, come un’opera d’arte o un film d’autore. A tal proposito quello che più mi fa arrabiare è che in Italia manca questa consapevolezza e la pubblicità è vista, nella maggior parte dei casi, come semplice strumento di vendita, da chi la riceve e spesso anche da chi la fa.
- La pubblicità è autoreferenziale. Sei d’accordo?
La pubblicità qualche volta è autoreferenziale perchè viene fatta per i pubblicitari dimenticando molto spesso le persone. Penso ai premi pubblicitari (Cannes in primis) che portano le agenzie a creare delle campagne che hanno come fine ultimo quello di vincere, allontanando quindi in parte la fiducia del cliente. E’ vero pure però che questi stessi premi e manifestazioni servono a stimolare la creatività positiva. E’ quella che si dice la doppia faccia della medaglia.
- Perché ami questo lavoro? Quali sono le soddisfazioni più grandi che ti ha dato?
Amo questo lavoro perchè è quello che ho sempre voluto fare. La soddisfazione più grande è sicuramente data dal fatto che la gran parte di ciò che ho fatto in questi ultimi venti anni mi rappresenta e sento di non vergognarmi davanti ai miei cari, soprattutto perchè ho trasformato quella che agli antipodi era solo una passione nel mestiere che oggi mi permettere di vivere. E non c’è cosa più bella, aldilà della fatica, di vivere con quello che si è sempre sognato di fare.