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Intervista semiseria a Luciano Marchetti

Si parla sempre di giovani, di lasciare spazio a teste ed idee nuove. La settimana la voglio aprire proprio con un’intervista ad un giovane e talentuoso creativo italiano. Luciano Marchetti, 22 anni e già un premio Giovani Leoni alle spalle. Che dire di più, ascoltiamolo subito.

- Ciao Luciano, lo so, è un po’ una rottura di balle, ma parlaci un po’ di te.
Ciao! Ho 22 anni, nato e cresciuto nel profondo salento, a Manduria. Amo disegnare, nuotare, suonare la batteria e le lunghe passeggiate in bici. Passione smisurata per cinema, fotografia e musica. Da piccolo bramavo di diventar un regista, chissà.

- Come ti sei avvicinato al mondo della pubblicità?
Per puro caso. A 18 anni lascio il meridione per raggiungere i miei genitori a Como e studiare Giurisprudenza a Milano. Ma i libri non hanno mai fatto per me. Continuavo a seguir in modo molto precario corsi di recitazione, fumetto, scenografia e altro ancora nel totale sbando esistenziale post liceo. Poi un giorno lessi su internet di questa Accademia di Comunicazione e su alcuni corsi molto interessanti che riuscivano a conciliare gran parte delle mie troppe passioni. Da mancato avvocato ad appassionato art director.

- Eri il classico bambino che memorizzava tutte le sigle pubblicitarie che passavano in tv?
Assolutamente no. Le canticchiavo, come penso tutti.

- Dove studi attualmente?
Ho appena terminato il triennio in Art Direction alla Fondazione Accademia di Comunicazione.

- Secondo te cosa deve far dire ad un ragazzo “il mestiere del creativo è il mio mestiere”?
Domandona. Beh io direi che per amare questo mestiere ci vuole poco, se già ami quello che ti ha portato a farlo. Mi spiego, il mestiere del creativo non è un mestiere, è uno status. Creativi lo si è, esser pagati per esser se stessi regalando la tua propria visione delle cose penso sia fantastico. Nel mio caso sono stato fortunato ad aver trovato uno strumento che riesca a catalizzare quello che sono e le mie passioni.

- Quali sono le priorità nella vita di un buon creativo?
La passione, la persistenza e la curiosità.

- Qual è la campagna (stampa, tv…) che ti piace di più?
Non ho una campagna preferita. In generale adoro l’advertising argentino.

- Cambieresti qualcosa alla creatività italiana?
Creatività o pubblicità? Perchè della creatività italiana io non ho mai dubitato. Della pubblicità e dei meccanismi connessi cambierei tanto ma ho troppa poca esperienza per poter parlare.

- Dicono che i creativi pubblicitari sono come prostitute al servizio del consumismo. Un mito da sfatare?
In parte si. Se hai libertà, coraggio e idee per piegare in modo creativo le esigenze di un mercato è fatta. Fare questo lavoro è facile, farlo bene è molto difficile. Ma nothing is impossible (cit.).

- Se dovessi vendere una stufa ad una famiglia degli Emirati Arabi?
Farei un 60” con immagini su piste da neve, slitte con cammelli, donne con il passamontagna anzichè il burka e lo chiuderei con Benvenuti a Dubai.

- Te la senti di lanciare un messaggio a tutti gli under venticinque che studiano per entrare in questo mondo ?
Osservate, tutto di tutto, sempre. Persone, situazioni, luoghi, canzoni, etc, tutto quello che vi circonda è ispirazione.

- Milano da bere o una bella scampagnata con gli amici?
Scampagnata con amici, ma con un minifrigo in macchina.

- Grazie per l’intervista e per il tempo che ci hai dedicato. Ma vorrei chiederti un’ultima cosa: sei proprio sicuro di fare questo mestiere?
Sicurissimo.

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