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Fermarsi, solo per un attimo.

C’è un momento in cui c’è il bisogno di dire basta, fermarsi un attimo e riflettere. Sapete,uno che vuole fare della pubblicità il mestiere grazie al quale vivere, forse deve riflettere ancora di più. Ti accorgi troppo poco di quanta banalità c’è in giro, e volente o nolente, la pubblicità aiuta a capirlo meglio. Circondati da messaggi gridati, dove tutto corre e ti porta a correre più forte, strozzare i sentimenti, sentirti in trappola, rinnegare chi sei, sfumare quel poco che di vero ti è rimasto dentro. Alle volte mi chiedo come faccio io stesso a viverla questa situazione. Alle volte mi pesa, alle volte mi basta. Chiusi, nelle nostre gabbie di cristallo davanti ad un monitor, padroni di un mondo cosi piccolo che sembra sparire, mentre il mare diventa nero con migliaia di litri di petrolio e in tivù passa l’ultimo amore dell’ultima showgirl. Ma alla fine dici basta, rifletti, ritrovi te stesso, e riparti. E poi ci sono poesie che ti fanno scrivere un post come questo e pensare ancora una volta che la comunicazione vera non è quella che rincorri dientro a premi, shortlist o applausi, ma è quella silenziosa, pacata che arriva fin nel posto più speduto del tuo cuore, che forse non immaginavi più neanche di avere.

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