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Giovani disposti a tutto? Non più

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Ha molto incuriosito la campagna “Giovani non più disposti a tutto”, sia nella sua fase più strettamente virale, dove ancora non si conosceva il mittente dell’iniziativa, sia quando sono state scoperte le carte. Ad organizzare tutto è stato il sindacato della Cgil rivolgendosi direttamente ai giovani e cercando di affrontare in maniera diversa e poco convenzionale la partecipazione al sindacato. Annunci di lavoro improbabili per giovani disposti a tutti e poi un adesivo, segno che è finito il tempo dei compromessi sul lavoro. La campagna ha avuto una forte risonanza nel web ma non solo. Per saperne qualcosa in più, abbiamo chiesto ad Ilaria Lani Responsabile politiche giovanili Cgil nazionale.

E’ la prima volta che un sindacato si avvicina ai giovani con una campagna come questa. Da dove è nata l’idea?
Volevamo denunciare con forza la condizione di sfruttamento di chi si inserisce nel mercato del lavoro e provocare una reazione collettiva, ben sintetizzata dal messaggio “giovani NON+ disposti a tutto”. In particolare siamo riusciti a parlare direttamente ai giovani e aprire uno spazio pubblico di dibattito per dare voce ad una generazione che troppo spesso appare scoraggiata e afona.

Perché’ bisogna dare voce ai giovani?
Perché oggi la nostra generazione è stata relegata ai margini: senza lavoro e senza diritti non è possibile progettare un futuro e realizzare se stessi in autonomia. Il nostro paese può ripensarsi e rinnovarsi solo se i giovani sono messi in condizione di esprimere al meglio le proprie competenze e le proprie aspirazioni. Inoltre la nostra generazione può riprendere la parola solo se saprà farlo collettivamente superando l’individualismo proprio del nostro tempo e imparando che gli spazi possono essere riconquistati non disertando, ma partecipando.

Dove e come si è sviluppata la campagna?
La campagna è stata pensata e costruita da una rete di giovani che partecipano attivamente alla vita della CGIL. Abbiamo pensato ad una campagna che fosse mobilitante e che ci consentisse di superare le tante solitudini che ognuno vive nel mondo del lavoro. Solitudine proprie della condizione di precarietà che attraversa il nostro tempo e rende difficile l’esercizio della stessa rappresentanza sindacale per come l’abbiamo vissuta nel ’900. Quindi una campagna di denuncia e comunicazione, ma allo stesso tempo uno spazio orizzontale di partecipazione e iniziativa

Qual è stata l’agenzia che vi ha aiutato nella realizzazione?
Abbiamo contattato un professionista che in passato aveva già collaborato con la CGIL. Si chiama Fabio Ferri ed è stato l’art director della Campagna.

Sa che nel mondo della comunicazione c’è molto precariato, soprattutto tra i giovani.
Il precariato purtroppo sta diventando pervasivo in molti settori, dalla pubblica amministrazione al terziario avanzato, alla comunicazione, al mondo del sociale. Il precariato ha varie facce: introduce instabilità sul piano sociale, impossibilità di progettare i propri percorsi professionali e di vita e contemporaneamente mina ai diritti fondamentali sul lavoro. Questo vuol dire ricattabilità e spesso umiliazione, oltre che alla mancanza di autonomia nell’esercizio del proprio lavoro: tutto ciò che ci era stato promesso con l’avvento del lavoro flessibile è stato tradito.Per questo occorre innanzitutto riconquistare i diritti fondamentali sul lavoro rompendo quel meccanismo di contrattazione individuale che rende ciascuno debole di fronte al proprio datore di lavoro.

Anche lei è una persona giovane. Cosa pensa dei giovani, al di là della carica che riveste? Cosa sente di dirgli?
Penso che per troppo tempo la mia generazione è rimasta in panchina perchè ha creduto che prima o poi sarebbe arrivato il proprio turno. Adesso è il momento per invadere il campo di gioco. Non necessariamente in contrapposizione alle generazioni che ci hanno preceduto ma con l’aspirazione di essere protagonisti delle nostre vite senza dover dipendere dalle condizioni familiari o dal contesto sociale di provenienza.

Prossime iniziative? Cosa c’è in agenda?
Continueremo l’azione di denuncia raccogliendo le offerte di lavoro indecenti. Stiamo attivando nelle città i nodi locali della campagna per dare concretezza a questo lavoro nel territorio e arricchire le prime proposte che abbiamo elaborato. Vogliamo estendere la rete che si è attivata grazie alla provocazione di questa prima fase della campagna e trasformarla in proposta e azione. Per fare questo individueremo alcune grandi battaglie per riconquistare i diritti sul lavoro ed estendere le tutele sociali di cui oggi i giovani sono privi.Il prossimo appuntamento sarà la manifestazione nazionale che la CGIL ha indetto e dedicato ai giovani, saremo infatti tanti e visibili il 27 Novembre mattina al corteo nazionale che sfilerà per le strade di Roma.

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