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Creatività precaria

Mi stà sempre di più interessando affrontare l’argomento creatività e comunicazione da “dietro le quinte”, e giusto oggi ho letto due interessanti articoli da Kttbblog che parlano, in questo senso, della crisi della figura del creativo e del ruolo che la sua professione riveste all’interno delle agenzie, piccole e grandi. (Articoli qui e qui ). I due articoli potete leggerli da voi, inutili che li citi più o meno dettagliatamente. Mi sono però soffermato su una frase ben precisa, esattamente questa “ … Come cazzo si fa ad avere pensieri felici da precari senza più una vita privata? Senza contare un altro aspetto: una volta il nostro settore era attraente per “ottime teste”. Se fossi un giovane intelligente oggi ci penserei due volte prima di scegliere questo lavoro…“. Credetemi, un pò mi ha ferito. Questo non vuol dire che non do merito nel dire determinate verità che in molti siti di settore certo non vengono messe in luce, ma sentire adesso delle parole del genere ti fà sicuramente riflettere e tanto. Se la mia (futura) professione è cosi svalutata e precaria da far percepire a Massimo (l’autore del blog) che nella comunicazione sicuramente ci naviga più di me, questo senso di sconforto (ma non di sconfitta fortunatamente) che posso certo fare io a proposito? Semplicemente avere lo stimolo di cambiarlo questo mestiere. Sicuramente la mia voce conta poco, sarete in pochi e leggere quanto scrivo, ma mi basta. Il “fotti tu che fotto io” tra agenzie e freelance ha portato ad una situazione paradossale dove le gare non sono pagate, il tempo libero per chi lavora nel settore non esiste più, le agenzie assumono  stagisti non pagati o malpagati, grafici a contratto per 6 mesi e tanto altro che forse è meglio non dire. Se non è sfruttamento questo, perdonatemi. Alle volte vi dico la verità ho difficoltà a confrontarmi con certi temi perchè dall’altra parte vedo solo persone che hanno gia maturato la professione, e molto molto più raramente ragazzi della mia età che invece si apprestano ad entrarvi. Se è vero che qualcosa si deve fare, non dovremmo essere noi giovani creativi, o presunti tali, a muovere le acque, o almeno iniziare ad avere un’idea critica in proposito? Credo proprio di si. Regola vuole però che avvicinarsi alla professione creativa non significa tornare ai tempi della Madison Evenue con l’obbiettivo di navigare nell’oro, bensì ritrovare nella creatività quelle possibilità espressive che diano lustro e forza ad un prodotto, creatività che forse in Italia, dati fattori culturali e sociali (ma io aggiungo anche di formazione) stentano ad arrivare. Con il post lancio una sfida ai giovani creativi. Perchè non iniziamo a parlare, NOI? Senza per forza guardare gli altri? E’ una sfida per tutti. Se ci siete, e lo so che ci siete, battete un colpo.

4 Commenti

  • GVB1978 Says

    sbagli su una cosa, sul fatto che nelle gare ci siano anche i freelance. i freelance così come i piccoli studi come il mio, non se le possono permettere le gare.

    ma ok le gare ci stanno basta che non siano fake basta che non servano solo a vincere premi. la priorità è sempre e solo l’obiettivo del cliente. nient’altro. poi se si vincono premi, ben venga.

    a parte questo, è questo che (come sicuramente avrai letto nei commenti) vado dicendo. inascoltata.

    la responsabilità di ognuno, di dire no. di cambiarlo questo sistema.

    smettere di considerare gli altri, facendo dell’erba un fascio, antagonisti.

    assumersi l’onere così come gli onori di ciò che facciamo.

    questo per me è importante. e sarebbe davvero, qui in italia, una gran bella rivoluzione.

  • Nico Says

    Condivido quello che dici, noto con piacere che è un obbiettivo comune.
    Con costanza credo riusciremo a realizzare qualcosa, basta solo creare una rete comune e farsi avanti.

  • Ciao Nico, ho trovato il tuo blog partendo da zooppa, dove mi sono appena iscritto.
    Sono un “vecchio” creativo/pubblicitario che ha vissuto i tempi d’oro della professione (senza mai arricchirmi…)in una città di provincia.

    I tuoi discorsi mi ricordano quando ero giovane ed ero uno dei dirigenti locali dei grafici pubblicitari di una associazione di artigiani.

    Insieme ad alcuni miei colleghi ho cercato di creare una mentalità “professionalmente etica” nei tanti operatori che si improvvisavano pubblicitari.

    Abbiamo organizzato corsi di formazione (pensa che chiamammo anche Armando Testa a tenerci delle lezioni) e realizzammo un listino minimale delle nostre prestazioni. Anche allora il listino serviva a molti per offrire un prezzo più basso del minimale!!!

    Il problema dello svaccare i prezzi c’è sempre stato, oggi forse molto più frequente perchè il computer permette di illudersi di saper fare comunicazione…

    Ho sempre creduto nei giovani, credo che la loro freschezza sia indispensabile nell’ambito creativo, ma non credo che dentro le “associazioni” importanti possano avere peso. Io dentro a un’altra associazione ci sono da venti anni ma ho ottenuto dei bei corsi di aggiornamento professionale, ma di tutela zero: diciamo che sono rimasto solo per soddisfazione personale.

    Fatto questo lunghissimo e logorroico inciso :-) e venendo al tema del tuo messaggio, credo che, per giovani o creativi “non famosi”, l’unico modo di emergere professionalmente e forse economicamente sia l’organizzarsi in rete.

    Già, sembra facile, ma io che sto occupando di reti di attività varie da circa quindici anni, ti posso assicurare che purtroppo non è così,

    Io stesso, nel lontano 1985, ho creato insieme ad altre cinque piccole e medie aziende di comunicazione il primo consorzio del settore in Italia.
    Esperienza molto positiva, che ripeterei, ma che ha dato pochi risultati.
    I motivi sono da ricercare nella motivazione dello stare insieme, negli obiettivi da condividere, nelle risorse da mettere in campo.

    Oggi ho in mente una rete o meglio un network (più o meno legata) di creativi free e/o di aziende di comunicazione che a livello nazionale si proponga sul mercato in modo assolutamente innovativo.

    In pratica anche un singolo free può fregiarsi di avere una struttura importante alle spalle, di poter dire dii fare ricerca, di offrire convenienza abbinata a grandissima qualità perché confrontata con le esperienze dei colleghi del gruppo: insomma non una associazione che ha come obiettivo raccogliere adesioni, ma un gruppo vero che propone il lavoro degli aderenti sul mercato.

    Certo lo stare in un network presuppone crederci e aderire a un codice etico comportamentale di un certo tipo, altrimenti sono solo chiacchere da bar o da forum, dove l’anonimato copre le responsabilità.

    Chissà se riuscirò a realizzare quanto ho in mente.

    Ciao

  • GVB1978 Says

    che cosa interessante elix la tua. penso che possa funzionare ma solo a patto, come dicevo poc’anzi che ognuno si assuma l’onere e l’onore di essere quello che è. Insomma basta alibi. Basta dire il cliente è stronzo, quell’altro e stronzo. il mio collega ha più successo perchè è ricco ed ha le conoscenze.
    ricordo su lavori creativi che un ragazzo che si era fatto da solo è stato accolto in quel modo. se ne è andato. eppure dal suo approccio molti avrebbero avuto da imparare.(io sono la nonnina di LC)

    gente che si vanta di essere grafico professionista ed autonomo da mo ma che non ha mai passato il confine da dipendente ad imprenditore, perchè è questo che tu sei quando apri una partita iva, poche palle.

    io sono arrivata qui dal blog di KTTB dopo l’ennesimo annuncio del licenziamento di quattro creativi a tempo indeterminato (i primi quattro furono a dicembre dalla mekken). bene sempre lo stesso sproloqui nell’identificare i colpevoli. perchè invece di pensare ai colpevoli (che guarda a caso sono sempre gli altri) non si guarda alla propria personale responsabilità. Di questi 8 licenziati in tronco nessuno mai ha mosso un dito per opporsi all’uso indiscriminato dello stage per avere mano d’opera gratuita e sempre fresca. E sono certa che prima loro facevano parte della selva degli sfruttati, e si lamentavano oh si. poi ottenuto il contrattino guarda un pò non era più affare loro e si sono messi pure loro a servire il sistema senza dire una parola, e infine, toh, dopo un bel pò di magna magna arriva il periodo di vacche magre (nonostante e forse proprio per il notevole risparmio con l’uso degli stage) e licenziano pure loro, oh non sia mai. sciopero immediato.

    IPOCRISIA E VERGOGNA!

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