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I pacchi, come li chiama la nonna.

No, proprio non lo capisco. Mentre scrivo questo post sento in sottofondo che di la, in quello schermo favoloso che è la tv, ci stanno loro I Pacchi o, se proprio dobbiamo essere pignoli, Affari tuoi. Voglio un attimo analizzarlo questo programma, farmi io gli affari suoi per una volta. Come mai mi chiedo, come mai è cosi seguito ogni sera, ogni santa sera, quando tutto il percorso dei concorrenti è una monotona apetura di pacchi, nuovamente, ogni santa sera? Me lo chiedo spesso, ma soprattutto, quando i miei genitori si siedono li, e commentano, si immedesimano in questo “gioco del denaro ambiguo” e ne rimango un pò sconcertato. Non voglio fare retorica o parlare solo perchè devo scrivere un post dalla dubbia utilità. Di certo è che questo programma attrae per qualche misterioso motivo. Capisco la competizione del gioco, capisco le risate, il lato puramente di intrattenimento, ma secondo me non possono essere solo questi elementi a rendere duraturo un programma. Altrimenti perchè non creare un format “gioco dell’oca in famiglia”, e veder giocare, ogni sera, qualche fortunato personaggio. No, perchè “nei pacchi” c’è il denaro, il Dio, aimè denaro. Nei pacchi si ci immedesima con chi vuole “sbancare” in un colpo, chi cerca fortuna nella sorte, e a volte la trova, a volte no. (Non ci sono solo i pacchi…. notasi Milionario e quiz simili….). Sarò io forse, ma non mi sembra un segnale positivo come ripeto non tanto il programma, ma il meccanismo subdolo che ci stà alle spalle. Ma lui continua ad essere li, e ogni santa sera da mia nonna, come un dopopasto, viene accompagnato dalla solita frase: SSSSHHH, ci sono i pacchi.

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