Dopo l’uscita del recente manifesto rivolto a tutti i creativi italiani e il successo che sta ricevendo sul web e non solo, pubblico una breve intervista proprio all’ideatore, Alfredo Accatino, per entrare più nel dettaglio su cosa il progetto effettivamente vuole portare alla luce e, in generale, per capirne qualche cosa di più.
Alfredo, perché e per quale obbiettivo concreto è nato il manifesto che stai proponendo in questi giorni alla comunità creativa italiana? Cosa ti spinge, dalla tua posizione, a muovere le acque?
Ciao, ho semplicemente messo nero su bianco quello che pensavo, e che sapevo che pensavano e provavano tanti, troppi talenti e professionisti. E me lo hanno confermato tante volte nei post e nelle mail. Ho parlato alla pancia, alla testa, e al cuore. Per questo come azione di un singolo hanno risposto in massa. Ci sono stati 12.000 accessi in 24 ore e centinaia di condivisioni sui social. Direi un bel fenomeno. Un fenomeno però necessario, perchè occorre riportare la creatività e il bello al centro dell’agenda di questo paese. Non è solo nell’interesse dei creativi – più di 2 milioni oggi in Italia – ma del sistema paese.
Scendere per strada, se necessario, farsi notare anche da chi è fuori dal nostro settore, credi possa essere utile per ristabilire ordine e certezze all’interno di un settore così poco tutelato?
Sì, perchè viviamo in una società dove chi grida viene ascoltato. Chi ha amici viene protetto. E perché è incapace di porsi obiettivi strategici.
Proponi un fondo di solidarietà per chi si trova in maternità, problemi di salute o disoccupazione. Quale sarebbe la differenza da una sostanziale e doverosa tutela legale, sempre per i medesimi problemi?
Che è assunto ha una forma di tutela. Ma tutte le partite IVA e i contratti a progetto, pongono milioni di under 30 a rischio. Non ci possono essere due leggi diverse e due mondi diversi.
Credi ancora possibile il pagamento di feeds diversificate secondo i diversi sfruttamenti dell’idea creativa? Una sorta di riadattamento del vecchio 25% destinato alle agenzie?
Sinceramente è un tecnicismo che conta poco se prima non affermi a monte diritti come tutela delle idee e diritto d’autore.
Si dice ormai che il settore è cambiato, che ci sono sempre meno soldi. Ma, sinceramente, ci sono effettivamente meno soldi o semplicemente non si riesce a capire dove questi (con gli investimenti dei grandi spender) si stanno lentamente spostando?
Ci sono meno soldi, e gli spender li stanno spostando. Ma dovunque vanno non possono fare a meno di creativi.
Parliamo di stage. Come potrebbe mettersi fine alla piaga degli stage paganti, come dici tu “come un conto al ristorante?”. Cosa bisognerebbe valorizzare di un periodo di stage e cosa invece trascurare, da parte di un’agenzia?
Le agenzie dovrebbero avere incentivi. Gli stager un rimborso spese, eventualmente a scalare e un reale coinvolgimento.
Cosa ti sentiresti di suggerire ad un giovane che sta cercando di entrare nel settore della comunicazione (non solo strettamente pubblicitario) ?
Anche se le cose cambiano, o diventi veramente bravo, o è molto difficile continuare a fare questo lavoro nel tempo. Per cui studiare, lavorare, volare.