Intervista semiseria a Matteo Maggiore

Era da un pò che non sentivamo la voce di qualche bravo creativo italiano, vero? Oggi riprendiamo da Matteo Maggiore, copywriter in Saatchi & Saatchi Milano, una voce giovane che si racconta e ci racconta del suo lavoro con un pizzico di creatività e una spolverata di filosofia (non a caso, guardate un pò che foto ha mandato). Lo lasciamo parlare che dite? Ok, ecco a voi la sua intervista.

- Presentazioni d’ autore. Chi sei?
Mi chiamo Matteo Maggiore, ho 26 anni e in questo momento sono tenuto in ostaggio da un Eurostar che da Lecce è diretto a Milano. Mentre cerco di trovare un minimo di concentrazione per rispondere a questa intervista, guardo fuori dal finestrino e penso che la mia abbronzatura non si abbinerà affatto al mood di ”primo – lunedì – lavorativo – post  – vacanze.”

- Qual è il tuo posto di lavoro e che ruolo svolgi in questo momento?
Copywriter in Saatchi & Saatchi Milano.

- Che cosa pensi della creatività italiana?
La creatività italiana è apprezzata in tutto il mondo, tranne che nel suo paese d’origine. I creativi italiani si affermano bene all’estero, ricoprendo i ruoli più ambiti. Il problema è che in Italia non esiste una cultura pubblicitaria e nel processo creativo manca il cosidetto “pensiero laterale”, non perché un creativo italiano non sia capace di produrlo, ma perché sono i clienti che lo sfiduciano, che si fidano poco dei consigli dell’agenzia, che si tengono lontani dalla sperimetazione e dall’utilizzo di nuovi linguaggi. Mancano direttori marketing ispirati, quelli che sanno guardare oltre il proprio naso e che, soprattutto, non hanno paura. Già, perchè la paura è il contrario della parola ‘creatività. Andiamo sempre più verso un mondo che ha come caratteristica comune il fare, o meglio, il “saper fare comunicazione”. Il prestigio e il rispetto di una nazione lo si attribuirà valutando anche questa abilità.

- Hai davanti una platea di giovani creativi, cosa ti sentiresti di dirgli?
http://www.youtube.com/watch?v=jQvU9aWuqwQ

- Qual è la campagna (stampa, tv, online) fatta da te che ti piace maggiormente? E la peggiore?
Questa domanda va bene per un pubblicitario navigato, ma cercherò ugualmente di rispondere. In 3 anni di esperienza, tra le mie campagne preferite, vi è un pezzo stampa e outdoor fatto in Oglilvy Spagna per Cerveza Estrella e poi la campagna integrata “Trolleys”, realizzata per Carrefour in Saatchi (la cito perché si tratta della prima campagna integrata realizzata in Italia per un retailer).

- Stai guardando il tuo film preferito in tv quando, a un certo punto, c’è la pubblicità. Cosa ti passa in testa in quel momento?
Non guardo la tv, non solo per il palinsesto ma soprattutto perché si è scassata.

- Riesci a descrivere la tua tipica giornata di lavoro?
Apro gli occhi dopo aver maledetto almeno tre volte la sveglia, doccia e poi una veloce catch – roulette  di indumenti (in pratica prendo le prime cose che trovo). Colazione al bar e poi in agenzia. Dipende dal lavoro che c’è da fare, ma diciamo che non esco mai prima delle 20.

- Qual è il ruolo che la pubblicità svolge secondo te nella vita di tutti?
Il ruolo della pubblicità è cambiato di pari passo con il livello teconologico che una società ha potuto raggiungere nel corso degli anni. Si è passati quindi da un ruolo prettamente informativo ad uno caratterizzato soprattutto da forme di entertainment partecipativo. L’obiettivo della pubblicità resta sempre quello di vendere un prodotto o servizio, solo che adesso, insieme al prodotto, il consumatore compra anche esperienze, la maggiorparte delle volte, orientate anche al miglioramento etico della propria vita.

- La pubblicità è autoreferenziale. Sei d’accordo?
No, proprio per quello scritto precedentemente.

- Quali sono, sempre che ci siano, le differenze tra le agenzie italiane e quelle europee?
Avendo lavorato per un anno in Spagna, posso dire che in realtà non esistono grosse differenze tra le agenzie italiane e quelle europee. La vera differenza la fa il grado di cultura pubblicitaria di un Paese. Posso dire, però, che all’estero le agenzie e, di conseguenza, i clienti hanno molto più rispetto della figura del creativo come figura professionale.

- Grazie per aver risposto! Ma ci manca una frase di chiusura…
“Gabba Gabba Hey” (The Ramones)

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